|
È più in forma dei nipoti ma non può salire sulle ambulanze
MILANO - È uno sportivo, dentro e fuori. Se si sente dare del vecchietto, non è il tipo che se la prende. Non chiedetegli però di stare incollato alla tv o di passare al bar per un tressette. Preferisce macinare chilometri in bici e andarsene in palestra: nella gara di flessioni il nipote ventenne si ferma a 17, lui raggiunge la trentina con il ritmo di un metronomo. Preferirebbe fare anche di più, dedicandosi agli altri con tutta l’energia e la voglia di vivere che ha dentro. «Troppo vecchio per il volontariato», gli hanno risposto. Eugenio Francesco Borghetti non si è offeso, quello no, ma per la prima volta in 70 anni si è sentito «come uno che chiede l’elemosina».
Tre giorni fa il signor Borghetti ha scritto una lettera al Corriere per raccontare tutta la sua delusione. Lo ha fatto con garbo, in poche righe: «Volevo donare il sangue: non posso. Volevo lavorare sulle ambulanze: troppo anziano. Mi chiedo perché lascino la patente agli ultra 70enni se sono da rottamare...». In molti gli hanno scritto per offrirgli solidarietà, per dirgli che è successo anche a loro, per rassicurarlo: uno come lui non può essere un rottame.
Sguardo beffardo, camicia fuori dai pantaloni, Nike ai piedi. Nato nel Polesine, vive a Ornago, in provincia di Monza. È un ingegnere. Ha sempre lavorato in multinazionali petrolchimiche fino a sei anni fa, quando è andato in pensione. Ora fa il consulente part time e il nonno a tempo pieno con Samuele, il nipotino di cinque anni. «Però dormo solo 4 ore per notte, una sola più di Napoleone e Berlusconi: mi resta parecchio tempo libero che vorrei usare per rendermi utile». Il primo tentativo è quello di diventare donatore: «Vado all’Avis e mi rispondono che oltre i 60 anni il sangue non è più buono... ma analizzatelo almeno, dico io, cos’è diventato, vino?».
Pazienza, l’intraprendenza non gli manca. Si iscrive a un corso di volontari di base della Protezione civile: «Ottengo l’attestato. Lo spedisco per propormi in diversi posti, nessuno mi risponde. Insisto. Alla fine mi fanno sapere che per gli ultra 65enni non c’è niente, ma stanno pensando di creare una 'riserva'. Ma come, vogliono spedirmi in una riserva?». Non molla. Torna sui banchi, altro ciclo di lezioni sponsorizzato da Regione e Provincia per imparare il primo soccorso: «Lo supero brillantemente, e così mi propongono: 'Si iscriva all’esame per lavorare sulle ambulanze'. Perfetto, è proprio quello che fa per me. Poi, però, mi richiamano: 'Spiacenti, abbiamo controllato le normative, i 70enni sulle ambulanze non ci possono salire'».
«È come se mi dicessero: non importa quello che vuoi e sai fare, stattene a casa — si sfoga adesso Borghetti —. Bene, allora mettiamo al bando tutti i vecchietti in tutti i settori, a cominciare dall’università e dalla politica». C’è chi gli consiglia di dedicarsi ad attività più tranquille, come un lavoro d’ufficio per qualche associazione o il volontario in ospedale. «Cose bellissime, ma io mi sono preparato per fare altro. Il limite di età è ingiusto, basterebbe fare come per la patente, delle visite mediche e psicologiche annuali per stabilire se si è o meno in grado di svolgere un determinato compito». Il perché Francesco Eugenio si è intestardito sul volontariato, su un certo tipo di volontariato, è presto detto: «Ho avuto fortuna e felicità nella mia vita. Perché non restituirne almeno un po’?». E poi ci sono i giovani, «con cui mi trovo benissimo, ma quali bamboccioni e bamboccioni, per loro è molto più dura di quanto lo fu per noi: finita l’università a Padova ricevetti almeno 20 proposte di lavoro...».
La moglie Ivetta lo appoggia in pieno, chi lo ha letto sul Corriere anche. Il coetaneo Antonio, ingegnere, gli scrive che pure a lui l’unico incarico nel volontariato che gli propongono è «raccogliere deiezioni di cani e offrire miglio agli uccelli». Liliana, 79 anni, gli spiega che negli Stati Uniti, dove vive lei, le permettono di lavorare in un ER, il pronto soccorso americano. Il signor Pino gli racconta che, lasciato a piedi dalle ambulanze per limiti di età, con altri cinque pensionati ha fondato a Milano un proprio gruppo di volontari («Progetto Testimone »). C’è anche chi, goliardicamente, gli propone un passatempo alternativo: «Il sesso a pagamento. Mi creda, a una certa età non c’è niente di meglio».
|