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Cosa fare in caso di...

In questa sezione trovate una raccolta di documenti, tratti da Wikipedia, utili per il Soccorritore Volontario.

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Primo Soccorso

 

Il primo soccorso è l'insieme delle azioni che permettono di aiutare una o più persone in difficoltà, nell'attesa dell'arrivo dei soccorsi qualificati. Nessuna azione deve essere svolta senza aver valutato la situazione. Appena possibile, compatibilmente con le possibilità, dopo aver compiuto un esame primario, è necessario effettuare una chiamata di emergenza per attivare la catena del soccorso, in Italia chiamando il 118, in Europa il 112.

Chi trova una persona priva di coscienza, ferita o in pericolo deve innanzitutto valutare attentamente quale può essere la causa, per evitare di mettere ulteriormente in pericolo l'incolumità dell'infortunato e la propria. I pericoli relativi a gas, esalazioni tossiche e nocive, elettricità possono anche essere non immediatamente evidenti. Le operazioni che chiunque è obbligato a svolgere in questi casi sono esclusivamente: avvisare le autorità spiegando in dettaglio dove ci si trova e attendere l'arrivo dei soccorsi senza allontanarsi. In difetto si ravvisano gli estremi del reato di omissione di soccorso.

 

 

 

 

 

 

 

BLS

Croce bianca e rossa.svgLe informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici – Leggi le avvertenze

Il basic life support (in italiano supporto di base alle funzioni vitali) noto anche con l'acronimo BLS, è una tecnica di primo soccorso che può - in alcune circostanze - essere determinante per salvare la vita di un infortunato. Per paziente infortunato si intendono molte condizioni, da una persona priva di sensi (persona svenuta); o una persona con un blocco meccanico delle vie aeree (oggetti nella gola dei bambini, acqua nei soggetti che affogano); alla persona sottoposta a folgorazione elettrica oppure; ed infine al paziente in totale arresto cardiaco con temporaneo stato di coma.

La tecnica nota come BLS, che comprende la rianimazione cardiopolmonare (RCP) è compresa nella sequenza di supporto di base alle funzioni vitali.

La definizione BLS/D si riferisce al protocollo BLS con l'aggiunta della procedura di defibrillazione (e che è lo standard progressivo nei corsi di formazione per soccorritori laici).

Funzione

Lo scopo di tale manovra è quello di mantenere ossigenato il cervello e il muscolo cardiaco, insufflando artificialmente aria nei polmoni e provocando, per mezzo di spinte compressive sul torace, un minimo di circolazione del sangue.

Il rischio principale collegato alla mancanza di soccorso in questi casi è il danno anossico cerebrale; si tenga a tal proposito presente che l'ossigeno (necessario appunto al cervello) è presente nell'aria-ambiente in percentuali medie del 21%, mentre quello presente nell'aria espirata dai polmoni è circa del 16% (vale a dire che, respirando, consumiamo soltanto circa un quarto dell'ossigeno presente nell'aria, e ciò significa che - molto teoricamente - la stessa aria può essere respirata al massimo 4 volte); questa constatazione ci fa capire come l'intervento con la respirazione artificiale semplice (con la bocca) piuttosto che con la respirazione artificiale evoluta (pallone autoespandibile, bombola di ossigeno, soccorso avanzato) possa realmente fare la differenza, giacché praticando la classica respirazione bocca a bocca, il soccorritore insufflerà nei polmoni della vittima un'aria il cui ossigeno è già stato parzialmente utilizzato (poiché il soccorritore ha inspirato ed espirato quell'aria), e perciò sarà un'aria meno efficace.

Altrettanto importante è la tempestività dell'intervento: dall'inizio dell'arresto cardio-circolatorio, mediamente le probabilità di sopravvivenza diminuiscono del 7-10% ogni minuto; già dopo 9-10 min., in assenza di RCP (acronimo di Rianimazione Cardio-Polmonare), è molto difficile se non impossibile sperare il recupero del danno anossico cerebrale definitivo (ma i primi gravi danni al cervello si riscontrano dopo già 4 minuti di mancanza di ossigeno).


La catena della sopravvivenza

La sopravvivenza è strettamente dipendente dalla realizzazione ordinata di una serie di interventi; la metafora della "catena" sta a simboleggiare da un lato l'importanza della sequenza e che se una delle fasi di soccorso è mancante, le possibilità di sopravvivenza sono ridottissime.

La catena è formata da quattro anelli che sono nell'ordine:

  1. Accesso precoce al sistema di emergenza (118 Numero nazionale per le emergenze sanitarie).
  2. Inizio precoce delle procedure di BLS.
  3. Defibrillazione precoce, cioè l’arrivo precoce sul posto di un’équipe in grado di praticare la defibrillazione.
  4. Inizio precoce del trattamento intensivo (da personale medico e infermieristico adeguatamente formati).

Procedura del BLS

Premessa: Il BLS laico

La procedura di seguito descritta si basa sulle linee guide dell'European Resuscitation Council, ed è pensata per essere eseguita da chiunque. Per questo non richiede capacità mediche né l'utilizzo di particolari attrezzature. Per questo è definito BLS Laico. La procedura che prevede l'utilizzo di presidi (pallone Ambu, cannula faringea) è pensata per il personale medico-infermieristico e per i soccorritori certificati ed abilitati.

Fare sempre riferimento al 118 prima di intervenire in qualunque modo sui pazienti soprattutto se esposti a trauma. Nel caso ci si trovasse nella situazione di dover applicare il BLS si consiglia fortemente, se si è a conoscenza di questa procedura, di intervenire.

Si consiglia inoltre a tutti di frequentare i corsi gratuiti alla cittadinanza organizzati dalle varie organizzazioni di soccorso presenti sul territorio: la spiegazione è sicuramente più approfondita di quella che può dare la semplice lettura di un testo ed in più c'è la presenza di simulazioni pratiche.

Va detto inoltre che le linee guida dell'ERC cambiano e si aggiornano col tempo: le ultime sono quelle del 2005, che apportano non poche modifiche alle precedenti (ricerca del punto di compressione, entità dell'insufflazione ecc.)

Valutazione della scena

Prima di effettuare qualsiasi azione su un soggetto, il soccorritore deve accertarsi che la zona in cui agisce sia priva di pericoli: ad esempio occorre accertare che il soggetto non sia a contatto con parti sotto tensione, che non vi siano odori di gas o liquidi, o cavi della luce. Nel caso in un cui la zona non sia sicura vanno avvertite le autorità competenti, come ad esempio i Vigili del fuoco. Se la zona è sicura, allora è possibile procedere con l'ABC della rianimazione cardiopolmonare.

La rianimazione viene praticata esclusivamente su un soggetto incosciente, che non risponde al richiamo verbale e agli stimoli tattili (per esempio, se scosso). Valutare se il soggetto è vittima di un malore oppure di un trauma; nel secondo caso non muovere il paziente e contattare immediatamente il 118.

Nel caso in cui, trovandosi di fronte alla vittima incosciente di un trauma, si debba obbligatoriamente intervenire (non c'è possibilità di chiamare soccorsi oppure si è preposti a questa funzione: es. assistente bagnanti, personale medico ecc.), bisogna sapere che il BLS avrà due procedimenti leggermente diversi a seconda che si tratti di malore (o l'annegamento)o specificamente di trauma; perciò va detto che quando non si ha la possibilità di valutare con certezza la causa dell'evento (per es. non si era presenti e non ci sono né testimoni né segni evidenti di cosa possa essere avvenuto), bisogna agire considerando l'infortunato vittima di "trauma sospetto", operando quindi appunto come se il trauma fosse realmente avvenuto.

Valutazione dello stato di coscienza

La valutazione dello stato di coscienza del soggetto è la capacità dello stesso di rispondere agli stimoli esterni. La comunicazione con la persona deve avvenire sfruttando tutti i cinque sensi.

Posti di fronte al corpo steso, per evitare movimenti del collo dell'infortunato, la persona deve essere scossa leggermente per le spalle e chiamata ad alta voce. Se non reagisce allora la persona è definita incosciente e va fatta immediata richiesta a chi ci sta vicino di chiamare il Numero telefonico per le emergenze mediche (118 in Italia, 144 in Svizzera, 112 nella maggior parte dei paesi dell'Unione Europea) dichiarando che la persona è incosciente. Nel caso in cui il paziente sia cosciente può essere comunque allertata la centrale per l'invio di personale qualificato al fine di controlli più accurati.

ABC del Basic Life Support

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce ABC (soccorso).

La seconda fase del BLS consiste in una procedura che viene denominata ABC, dalle iniziali delle parole inglesi Airway, Breathing, Circulation. Per iniziare l'ABC la persona va posta su un piano rigido (generalmente per terra) con gli arti e la testa allineati in posizione supina (pancia in alto) e con il torace scoperto. A questo punto si inizia la valutazione vera e propria.

A: Airways

Il pericolo che corre una persona incosciente è l'ostruzione delle vie aeree: anche la stessa lingua può cadere all'indietro e impedire la respirazione, a causa della perdita di tonicità della muscolatura. Prima di ogni altra cosa si procede al controllo del cavo orale tramite la "manovra a borsellino" che si effettua ruotando assieme l'indice e il pollice sulla bocca bel paziente. Se sono presenti oggetti che ostruiscono le vie respiratorie vanno rimossi con le mani oppure con pinze facendo attenzione a non spingere il corpo estraneo ancora più in profondità. Se è presente acqua o altro liquido (per esempio dopo un annegamento) bisognerà inclinare lateralmente la testa dell'infortunato (o tutto il corpo in più persone se c'è un sospetto trauma del rachide cervicale, per non muovere il collo) per permettere al liquido di fuoriuscire. Una volta verificata la pervietà delle vie aeree e quindi l'assenza di oggetti che possano ostruire il passaggio dell'aria si effettua l'iperestensione della testa, proprio per evitare un auto-soffocamento con la lingua (questa manovra va fatta successivamente all'ispezione orale per non spingere ancora più in basso eventuali corpi estranei presenti all'interno). Per effettuare la manovra dell'iperestensione, vanno poste una mano sulla fronte, per portare indietro la testa, e due dita sotto il mento, per sollevarlo. La manovra di iperestensione non dovrà essere violenta né brusca (il collo è molto delicato) ma dovrà comunque essere efficace. Sempre per questa ragione, nel caso vi sia un trauma cervicale anche solo sospetto, l'iperestensione dovrà essere sempre evitata insieme a tutti gli altri movimenti del paziente: solo se dovesse rendersi assolutamente necessaria (in caso ad esempio di un paziente in arresto respiratorio), la manovra dovrà essere solo parziale. La posizione di iperestensione va mantenuta fino alla fine della valutazione ABC.

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vie aeree chiusevie aeree aperte
Manovra della modica estensione del capo

B: Breathing

La fase GAS

Dopo la fase di Airway è necessario controllare se l'infortunato respira. La posizione ideale per farlo è accostare la guancia alla sua bocca (a circa 3-5 cm), osservando nel frattempo il torace. Questa manovra è detta "GAS" che sta per Guardo, Ascolto, Sento:

  1. Guardare il movimento del torace
  2. Ascoltare il respiro
  3. Sentire il flusso d'aria sulla guancia

Questa osservazione deve essere mantenuta per 10 secondi, contando ad alta voce, mantenendo la testa del paziente sempre iperestesa. Contare ad alta voce serve a chi interviene nel frattempo, e conosce i fondamenti della BLS, a capire senza interrompervi che può essere necessario il suo aiuto. È necessario fare attenzione a non confondere ansimi e gorgoglii emessi in caso di arresto respiratorio con la respirazione normale.


C: Circulation

Mentre si effettua la manovra GAS si deve valutare se sono presenti movimenti della persona, colpi di tosse, respiro, che sono segnali della presenza di attività circolatoria e movimenti di arti o altre parti del corpo. La manovra è definita MO.TO.RE. (MOvimenti, TOsse, REspiro). Oltre a queste due operazioni, è possibile la ricerca del polso (anche se varia da regione a regione per i protocolli 118 di competenza), preferibilmente carotideo (premere con i polpastrelli di indice e medio sulla carotide, posta lateralmente al pomo di Adamo), giacché permette la percezione di battito cardiaco anche ad una pressione arteriosa sistolica (massima) di 20-30 mmHg, mentre il polso radiale e femorale non permettono di reperire battito con pressione arteriosa sistolica inferiore rispettivamente a 90 mmHg e 60 mmHg. Comunque, poiché non è facile cercare il polso carotideo soprattutto se non si è esperti, la presenza di MO.TO.RE., anche quando il polso carotideo non è apprezzabile, è una prova certa che il cuore sta battendo.

La ricerca di segni di circolo (MO.TO.RE.) non deve in nessun modo ritardare le operazioni di soccorso, per cui in caso di dubbio, si assume che l'attività cardiaca sia assente.

In assenza di MO.TO.RE. è indispensabile iniziare la rianimazione cardio-polmonare RCP. Se si è da soli a soccorrere si chiama in questo momento il 118. Se i soccorsi sono stati già chiamati, è importante confermare che c'è una persona in arresto respiratorio e senza segni di circolo.

Rianimazione cardio-polmonare

La procedura della rianimazione cardio-polmonare consiste in queste fasi:

Massaggio cardiaco
  • Il paziente deve trovarsi su una superficie rigida (una superficie morbida o cedevole rende completamente inutili le compressioni).
  • Inginocchiati a fianco del torace.
  • Rimuovi, aprendo o tagliando se necessario, gli abiti dell'infortunato. La manovra richiede il contatto con il torace, per essere sicuri della corretta posizione delle mani.
  • Colloca le mani direttamente sopra lo sterno, una sopra all'altra, al centro del petto. Per evitare di rompere le costole, solo il palmo delle mani dovrebbe toccare il torace. Più in particolare, il punto di contatto dovrebbe essere l'eminenza palmare, ovvero la parte più inferiore e vicina al polso del palmo, che si presenta più dura e posta in asse con l'arto. Per facilitare questo contatto può essere utile intrecciare le dita e sollevarle leggermente.
  • Sposta il peso verso avanti, rimanendo sulle ginocchia, fino a che le tue spalle non sono direttamente sopra le tue mani.
  • Tenendo le braccia dritte, senza piegare i gomiti, muoviti su e giù con determinazione. La pressione sul torace deve provocare un movimento di circa 4-5cm per ciascuna compressione. È importante rilasciare completamente dopo ogni compressione. È assolutamente importante che durante tutto il periodo di compressione il palmo delle mani non si stacchi dal torace, generando un dannoso effetto di rimbalzo.
  • Il ritmo di compressione corretto è di circa 100 compressioni al minuto, per aiutarti a raggiungere la velocità corretta, conta a voce alta man mano che fai le compressioni.
Respirazione bocca a bocca
  • Dopo ogni 30 compressioni, è necessario praticare 2 insufflazioni con la respirazione artificiale. La testa viene ruotata all'indietro, il soccorritore chiude il naso con una mano mentre estende la mandibola con l'altra per mantenere la bocca aperta. È fondamentale che durante le insufflazioni il capo rimanga iperesteso, giacché una scorretta posizione delle vie aeree espone la vittima al rischio che entri aria nello stomaco, provocando così facilmente rigurgito. Quest'ultimo è provocato anche dalla potenza con cui si soffia ovvero se si soffia troppo forte si manda aria nello stomaco. La respirazione bocca a bocca comporta l'insufflazione forzata di aria nel sistema respiratorio dell'infortunato, con l'ausilio di una mascherina o di un boccaio. In caso di mancanza, un fazzoletto di cotone può essere impiegato per proteggere il soccorritore dal contatto diretto con la bocca dell'infortunato. Le nuove linee guida del 2005 mettono in guardia il soccorritore dai rischi dell'iperventilazione: aumento eccessivo della pressione intratoracica, rischio di insufflazione di aria nello stomaco, eccessivo ritorno venoso al cuore; per questa ragione le insufflazioni non devono essere eccessivamente energiche, ma emettere una quantità d'aria non superiore a 500-600 cc (mezzo litro, in un tempo non superiore al secondo). In ultimo va ricordato che l'aria inspirata dal soccorritore prima di insufflare deve essere il più possibile "pura", e cioè contenere la più alta percentuale possibile di ossigeno: per questo tra un'insufflazione e l'altra il soccorritore dovrà alzare la testa per inspirare a una distanza sufficiente perché non inspiri l'aria emessa dalla vittima, che presenta una densità di ossigeno minore.
  • Ritorna dalla parte del torace e riposizione le mani nella posizione corretta.
  • Ripeti il ciclo di 30:2 finché non ci sono segni di MO.TO.RE. senza mai fermarti, tranne che per esaurimento fisico o per l'arrivo dei soccorsi.
  • Se invece i segni di MO.TO.RE. ritornano presenti (la vittima muove un braccio, tossisce, muove gli occhi, parla ecc.), bisogna procedere alla valutazione del respiro (punto B.=Guardo Ascolto Sento per 10 sec.): se quindi la respirazione è presente, si potrà disporre la vittima in PLS (Posizione Laterale di Sicurezza), altrimenti si dovranno eseguire soltanto ventilazioni (10-12 al minuto), ricontrollando ogni minuto i segni di MO.TO.RE. fino alla ripresa completa della respirazione normale (che è di circa 10-20 atti al minuto).
  • La rianimazione deve sempre cominciare con le compressioni salvo nel caso in cui si tratti di trauma o la vittima sia un bambino: in questi casi si comincerà con 5 insufflazioni, per poi proseguire normalmente con l'alternanza compressioni-insufflazioni. Questo avviene perché in caso di trauma si presume che l'ossigeno presente nei polmoni dell'infortunato non sia in quantità sufficiente a garantire l'efficienza della circolazione sanguigna; a maggior ragione, a titolo precauzionale, si inizierà con le insufflazioni in caso la vittima sia un bambino, in virtù del fatto che è presumibile che un bambino, godendo di buone condizioni di salute, si trovi in stato di arresto cardiaco per cause dovute con maggiore probabilità a trauma o ad un corpo estraneo penetrato nelle vie aeree.

Un soccorritore può smettere il massaggio cardiaco quando:

  • un medico (del 118 e quindi con competenze in rianimazione) constata l'avvenuto decesso
  • arriva soccorso qualificato con ad esempio una più efficace attrezzatura
  • è sfinito e non ha più forze (anche se in questo caso in genere si chiedono i cambi, che dovranno avvenire a metà delle 30 compressioni, in maniera tale da non interrompere il ciclo compressioni-insufflazioni).
  • il soggetto riprende le funzioni vitali
  • accade qualcosa per il quale il luogo non diventa più sicuro. In caso di grave pericolo il soccorritore ha il dovere di mettersi in salvo.

La posizione laterale di sicurezza (PLS)

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Posizione laterale di sicurezza.
Posizione laterale di sicurezza

Se la respirazione torna ad essere presente, ma il paziente è ancora in stato di incoscienza e non si suppone un trauma, esso va posizionato in posizione laterale di sicurezza. Per far ciò bisogna flettere un ginocchio e portare il piede della medesima gamba sotto il ginocchio della gamba opposta. Bisogna far scivolare il braccio opposto alla gamba flessa sul terreno finché non sia perpendicolare al tronco. L'altro braccio va posto sul torace, in modo che la mano passi sul lato del collo. Successivamente il soccorritore deve porsi sul fianco che non presenta il braccio esteso esternamente, infilare il proprio braccio fra l'arco formato dalle gambe del paziente e con l'altro afferrare la testa. Facendo leva sulle ginocchia, bisogna far rotolare delicatamente il paziente sul fianco del braccio esterno, accompagnando il movimento della testa. La testa va poi iperestesa e mantenuta in tale posizione sistemando sotto la guancia la mano del braccio che non tocca terra. Questa posizione ha lo scopo di mantenere le vie aeree pervie ed evitare che improvvisi getti di vomito occludano la cavità respiratoria ed entrino nei polmoni, danneggiandone l'integrità. Con la posizione laterale di sicurezza ogni liquido emesso viene espulso fuori dal corpo.

BLS nei neonati

Un BLS applicato ad un neonato-manichino

Il metodo per la BLS nei bambini da 12 mesi a 8 anni è analogo a quello utilizzato per gli adulti. Ci sono tuttavia delle differenze, che tengono conto della minore capacità polmonare dei bambini e del loro ritmo di respirazione più veloce. Inoltre, è necessario ricordare che le compressioni devono essere meno profonde di quanto sia necessario negli adulti.

Si comincia sempre con 5 insufflazioni, prima di procedere al massaggio cardiaco che ha un rapporto fra compressioni e insufflazioni di 15:2. A seconda della corpulenza del bambino, si potranno effettuare compressioni con entrambi gli arti, un arto solo, o anche soltanto due dita (neonati).

In ultimo va ricordato che, dal momento che nei bambini la normale frequenza cardiaca è più elevata che negli adulti, in presenza di un bambino che presenti attività circolatoria con frequenza cardiaca inferiore a 60 puls./min bisognerà comportarsi come in caso di arresto cardiaco.

Esercitarsi nel BLS

Un manichino usato durante le prove del BLS

Ogni manovra a scopo didattico deve essere effettuata esclusivamente sul manichino, dal momento che le manovre di BLS sono estremamente invasive e non possono essere praticate se non in caso di assoluta necessità. Non è raro che una manovra di BLS provochi la frattura di una o più coste. Per questo motivo si utilizza un attrezzo didattico che riproduce il corpo umano ed è in alcuni casi attrezzato con una serie di sensori per aiutare a valutare ed eventualmente correggere le manovre svolte dal soccorritore.

Nello specifico segnaliamo che il manichino più diffuso per tali situazioni è il Resusci-Anne, che rappresenta il corpo di una donna di media corporatura (la scelta del sesso è dovuta al fatto che la presenza dei seni complica leggermente la manovra di compressione); generalmente comunque tutti i manichini hanno un grosso stantuffo interno che simula la resistenza alla compressione media di un torace umano; un canale aereo che collega la bocca al torace, in modo che una corretta insufflazione faccia alzare il livello del petto; il collo e la mandibola snodabili per poter simulare l'iperestensione; una pompetta a tubo che permetta all'esaminatore di simulare la presenza di polso carotideo.

Esistono in rete simulatori interattivi per esercitarsi nel BLS: uno è BLS OnTheRoad 2.09, conforme alle linee guida IRC 2005.

Mito e realtà

Il cinema e la televisione hanno spesso presentato la manovra di rianimazione cardiopolmonare o uno dei successivi anelli della catena del soccorso come qualcosa di miracoloso, magari in grado di rimettere in piedi un paziente colpito da infarto. La realtà è molto diversa, sia per la persona colpita da malore, sia per il soccorritore. Lo scopo della manovra è quello di garantire un minimo di ossigenazione agli organi vitali, prevenendo i danni da anossia cerebrale (mancanza di ossigenazione alle cellule del cervello). Nei rari casi in cui le funzioni vitali riprendono durante la manovra, spesso non si era in presenza di un reale arresto cardiocircolatorio.
L'addestramento del soccorritore è ugualmente importante, sia per prevenire sensi di colpa ingiustificati in caso di insuccesso della manovra, sia non trovarsi impreparati alle diverse eventualità che generalmente si verificano in tali circostanze e non sono riproducibili durante un'esercitazione, quali il vomito, emorragie, rottura di una o più costole della gabbia toracica, tensione nervosa, affollamento e presenza di curiosi.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

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SVT

Croce bianca e rossa.svgLe informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici – Leggi le avvertenze
L'incidente stradale è un evento traumatico in cui si applica l'SVT.

Il Soccorso Vitale di base al Traumatizzato, abbreviato anche con SVT (in inglese BTLS, Basic Trauma Life Support o PTC, Pre-hospital Trauma Care), è una tecnica di soccorso per le persone che hanno subito un trauma, cioè un evento causato da una forza fisica che agisce sull'organismo provocandone danni. Questo tipo di soccorso è quindi rivolto non solo a pazienti che hanno subito ad esempio incidenti stradali, ma anche a persone annegate, folgorate, ustionate, o che hanno subito ferite da arma, poiché subentrano forze esterne come l'acqua, la corrente elettrica e il fuoco.

Si parla di politrauma nel caso in cui una persona abbia subito lesioni in più di un distretto corporeo.

È di grande importanza il tempo che intercorre tra l'evento del trauma e il soccorso, poiché minore è l'intervallo di tempo e maggiore è la possibilità che la persona traumatizzata possa sopravvivere. In questo ambito viene usato il termine inglese golden hour (ora d'oro) che si riferisce al fatto che il corretto intervento su un traumatizzato entro la prima ora dall'evento riduce il rischio di mortalità.

Indice

Dinamica del trauma

Quando un cittadino chiama il 118 gli vengono poste alcune domande sulla dinamica dell'evento, che servono agli operatori per valutare la gravità del trauma, stabilire un codice di emergenza e inviare l'adeguata squadra di soccorso che può essere composta da volontari, infermieri e/o medici a seconda dell'urgenza. Esistono degli elementi che definisco il trauma come a dinamica maggiore a causa della sua gravità e di conseguenza il suo codice di urgenza è rosso. I principali elementi sono:

  • l'età del paziente: minore di 5 anni e maggiore di 65;
  • la violenza dell'impatto: uno scontro frontale o l'eiezione di una persona fuori dall'abitacolo;
  • lo scontro tra mezzi di dimensioni opposte: bicicletta/camion, automobile/pedone;
  • arrotamento;
  • persone decedute sullo stesso veicolo.
  • Estricazione complessa (tempo di estricazione superiore ai venti minuti)
  • Caduta da altezze maggiori di 3 metri.

In altri casi di traumi (folgorazione, ustione, annegamento, ferite d'arma) il codice è quasi sempre rosso, poiché le forze fisiche che hanno agito nell'evento sono molto pericolose.

Danni primari e secondari

Il danno che viene causato direttamente dal trauma è chiamato danno primario. Ad esempio in un incidente stradale i danni primari che può subire una persona possono essere la rottura di ossa e legamenti. I danni secondari sono quelli che il paziente riporta a seguito di un trauma; infatti l'energia del trauma (cinetica, termica, ecc...) agisce anche agli organi interni e può procurare danni più o meno gravi. I danni secondari più frequenti possono essere l'ipossia (mancanza di ossigeno), l'ipotensione (abbassamento della pressione arteriosa), l'ipercapnia (aumento dell'anidride carbonica nel sangue) e l'ipotermia (abbassamento della temperatura corporea).

Catena della sopravvivenza

In caso di trauma esiste una procedura che serve per coordinare le azioni di soccorso, chiamata catena di sopravvivenza del traumatizzato, che si divide in cinque punti principali[1]:

  • chiamata di emergenza: allertamento tramite numero d'emergenza (in Italia 118);
  • triage effettuato per valutare la gravità dell'evento e il numero delle persone coinvolte;
  • soccorso preospedaliero effettuato dai soccorritori;
  • trasporto in ospedale;
  • trattamento ospedaliero effettuato da medici ed infermieri.

Squadra di soccorso

Poiché le manovre per gestire un paziente traumatizzato sono tante, una squadra che agisce su un SVT dovrebbe essere composta da almeno quattro persone: capo squadra, autista, primo e secondo soccorritore.

  • Il capo squadra (detto anche con il termine inglese team leader) è in genere il soccorritore con più esperienza o anzianità e gestisce e coordina le operazioni da fare durante un servizio. Il capo squadra è inoltre colui che effettua tutte le valutazioni.

In una squadra in cui è presente un infermiere od un medico ufficiale del 118 il ruolo di caposquadra passa automaticamente a loro.

  • L'autista, oltre a guidare l'ambulanza, valuta lo scenario insieme al capo squadra ed aiuta gli altri soccorritori ad immobilizzare il paziente ed a fornire i materiali.
  • Il primo soccorritore si posizione alla testa del paziente traumatizzato e ne immobilizza la testa tenendola in posizione neutra fino al posizionamento sull'asse spinale. Nel caso in cui il paziente indossi un casco, il primo soccorritore si occupa della rimozione, stando sempre e comunque alla testa. Durante questa operazione il secondo soccorritore sorregge la testa.
  • Il secondo soccorritore si occupa di posizionare il collare al paziente, di immobilizzare la testa durante la rimozione di un casco, di tamponare le emorragie massive e di portare i materiali.

BLS al traumatizzato

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Basic Life Support.

Il supporto vitale di base (Basic Life Support) al traumatizzato si avvale degli stessi principi del normale BLS. Il BLS al traumatizzato prevede due valutazione: rapida e primaria.

Valutazione rapida

La valutazione rapida viene eseguita su pazienti che hanno subito un trauma all'interno di un autoveicolo e serve per decidere se fare un'estricazione rapida o un'estricazione convenzionale del paziente a seconda dello stato di gravità. Grazie alla valutazione rapida è possibile avere un quadro immediato della situazione; infatti il capo squadra - dopo aver chiamato il paziente e avergli posto in genere una mano sul petto (o misurandogli il polso radiale o carotideo) - valuta in pochi secondi lo stato di coscienza del paziente, il respiro e il battito cardiaco.

Nel caso in cui una persona abbia subito un trauma dovuto alla caduta da un motoveicolo, o nel caso di persona folgorata, annegata o ferita a causa di un'arma, si esegue la valutazione primaria sia che il paziente sia o non sia cosciente.

Se invece la persona si trova all'interno di un autoveicolo e non è cosciente si esegue un'estricazione rapida; nel caso in cui invece sia cosciente si esegue un'estricazione convenzionale;

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Estricazione.

Valutazione primaria

Dopo aver effettuato la valutazione rapida ed una eventuale estricazione se necessario, si esegue la valutazione primaria che è suddivisa in cinque punti: A, B, C, D ed E.

A - Airway (vie aeree)

Questa fase viene eseguita dal capo squadra, dal primo soccorritore, che nel frattempo si è posizionato alla testa del paziente per immobilizzargli il rachide cervicale e dal secondo soccorritore che mette il collarino cervicale. Il capo squadra valuta lo stato di coscienza chiamando la persona e stabilendo un contatto fisico, per esempio toccandole le spalle; se non è cosciente viene chiamato il 118. Queste prime operazioni in cui si valuta lo stato di coscienza coincidono con la valutazione rapida nel caso di paziente rimasto all'interno di un abitacolo. Sempre in questa fase il team leader scopre il torace del paziente e controlla le vie aeree, posizionando se necessario una cannula oro-faringea. A seconda dei dettami della propria Centrale Operativa, è consigliabile nelle persone traumatizzate la somministrazione di Ossigeno ad alti flussi (10 - 12 l/min).

B - Breathing (respirazione)

Se il paziente risulta incosciente, dopo aver allertato il 118, il capo squadra procede con la manovra del GAS (Guardare, Ascoltare, Sentire) che serve per valutare se la persona respira. In caso di respiro assente viene eseguito il classico BLS effettuando due ventilazioni (possibilmente collegando il pallone autoespandibile alla bombola dell'ossigeno facendola erogare ad alti flussi) e si passa poi alla fase C. Nel caso in cui il respiro sia presente o nel caso in cui il paziente sia cosciente si posiziona la mascherina somministrando ossigeno ad altri flussi e si esegue l'OPACS (Osservo, Palpo, Ascolto, Conto, Saturimetro). Il capo squadra con questa manovra valuta diversi parametri del paziente: infatti osserva e palpa il torace verificando che non vi siano avvallamenti o anomalie, ascolta il respiro controllando che non vi siano gorgoglii o rumori, conta la frequenza respiratoria ed usa il saturimetro per valutare l'ossigenazione nel sangue e la frequenza cardiaca (a seconda del modello di saturimetro usato).

C - Circulation (circolazione)

In questa fase vengono valutati diversi parametri riguardanti la circolazione e il battito cardiaco. Se il paziente nella fase B è incosciente e non respira - dopo avergli effettuato due ventilazioni - si passa alla fase C che consiste nel controllo della presenza del polso carotideo, posizionando due dita sulla carotide e contando fino a 10 secondi. Se non c'è polso si passa alla rianimazione cardiopolmonare praticata nel BLS effettuando massaggi cardiaci. Se c'è polso e non c'è respiro si assiste la respirazione effettuando circa 10 insufflazioni al minuto con il pallone autoespandibile collegato alla bombola dell'ossigeno che eroga ad alti flussi. Se il polso carotideo risulta assenta la valutazione primaria si ferma a questo punto.

Il paziente cosciente viene trattato in maniera differente. Viene valutata la pressione arteriosa tramite lo sfigmomanometro e il polso radiale: se quest'ultimo risulta assenta significa che la massima (sistolica) è minore di 80 mmHg. (Dal 2008 le fasi B e C sono state unificate in un'unica manovra, per cui la verifica di presenza del polso carotideo è contemporanea a quella del respiro)

D - Disability (disabilità)

In questa fase viene valutato lo stato neurologico della persona. I medici e gli infermieri usano la Glasgow Coma Scale (Scala di Glasgow, chiamata anche GCS), mentre i soccorritori usano la scala AVPU, che è più semplice e immediata. L'acronimo AVPU significa Alert, Verbal, Pain, Unresponsive. Con alert si intende un paziente cosciente, lucido e orientato; con verbal si intende un paziente semi-cosciente che risponde agli stimoli vocali con bisbigli o a tratti; con pain si intende un paziente che risponde solo agli stimolo dolorosi; con unresponsive si intende un paziente incosciente che non risponde a nessun tipo di stimolo. Procedendo dalla A (alert) verso la U (unresponsive) lo stato di gravità aumenta.

E - Exposure (esposizione)

In questa fase si valuta se il paziente ha riportato lesioni più o meno gravi. Il capo squadra spoglia il paziente (tagliando i vestiti se necessario) e fa una valutazione dalla testa ai piedi controllando eventuali lesioni o emorragie. I protocolli prevedono di controllare anche i genitali, ma spesso non risulta possibile sia per volontà del paziente sia perché risulta più semplice chiede al paziente se sente egli stesso dei dolori. La stessa cosa vale per quanto riguarda la parte in cui andrebbero tagliati i vestiti; può capitare che il paziente sia contrario e alcune volte gli stessi soccorritori decidono di non farlo se il paziente non riporta dolori, muove bene gli arti e assicura di non aver subito colpi in una determinata zona del proprio corpo. A seguito del controllo testa-piedi il paziente viene ricoperto con un telo termico per evitare una possibile ipotermia.

Alla fine di questa fase, se il paziente è sempre stato cosciente, il team leader comunica tutti i parametri dell'ABCDE alla centrale operativa del 118, la quale gli dirà che cosa fare e in quale ospedale trasportare il paziente. Ogni qual volta che avvengono dei cambi sostanziali nei parametri del paziente, il capo squadra deve comunicarli subito al 118.

Scoop and run o stay and play

Dopo aver completato la valutazione primaria ed aver avvertito il 118 delle condizioni, la centrale operativa decide se far trasportare il paziente in ospedale oppure se inviare un altro mezzo di soccorso come ad esempio un'automedica. Se il paziente va portato subito in ospedale si usa la formula inglese scoop and run che significa letteralmente raccogli e fuggi; se la centrale ritiene di dover prima stabilizzare il paziente inviando un mezzo con personale medico o infermieristico si usa la formula inglese stay and play che significa letteralmente stare e agire.

Note

  1. ^ I punti possono essere più o meno di cinque a seconda della fonte, questo perché rappresentano solo un modello ideale della catena della sopravvivenza.

Bigliografia

  • SVT - il soccorso extraospedaliero al traumatizzato, Andrea Franci, Materiali Assistenza - Sanità, Comitato Regionale Toscano


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Defibrillazione

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La defibrillazione è una tecnica di tipo medico usata in caso di ritmo cardiaco non emodinamicamente adatto.

Le indicazioni sono

Indice

Principi

Schema semplificato del circuito di un defibrillatore

Durante la scarica elettrica (elettrochoc) il sistema di conduzione del cuore viene ripolarizzato in toto, così che si produce all'ECG una fase di plateau refrattaria.
La depolarizzazione avverrà quindi a livello del pacemaker fisiologico, il nodo senoatriale, che restaurerà il ritmo naturale.

La scarica viene somministrata dall'apparecchio in maniera sincrona (cardioversione), questo significa 0,02 secondi dopo l'onda R, per evitare che avvenga durante la fase vulnerabile dell'onda T (braccio ascendente).

La dose d'energia necessaria è legata a dei protocolli internazionali. Di solito più è alta l'energia (il massimo è di 360 Joule) più è efficace la scarica di defibrillazione. Nei bimbi al di sotto degli 8 anni o 35 KG di peso si usano delle piastre a limitazione energetica, affinché la scarica stessa non lesioni il cuore.

Prima di trattare una fibrillazione atriale risalente a più di 48h, bisogna sottoporre il paziente a una terapia anticoagulante almeno 4 settimane prima, da continuare anche successivamente all'elettrochoc, per evitare una tromboembolia arteriosa sistemica e in particolar modo cerebrale.

Primo soccorso

Oltre ai defibrillatori manuali, esistono dei defibrillatori semiautomatici che permettono a personale non qualificato di praticare una defibrillazione precoce.

Venga tenuto presente che le possibilità di salvare una persona in arresto cardio-respiratorio, con il conseguente danneggiamento dell'organo più importante, ossia il cervello, calano del 10% ogni minuto perso. Per fare un esempio: agendo su un paziente in arresto cardiaco, dopo due minuti dal momento che il cuore si è fermato, la vittima ha l'80% di possibilità di salvarsi. Dopo tre minuti il 70% e così via.

Va ricordato inoltre che lo scopo fondamentale di un BLS (Basic Life Support), supporto base di vita, è quello di mantenere con il massaggio e con la ventilazione bocca-bocca, bocca-naso (nel caso si incontrassero problemi nella bocca come rottura della mandibola gravi ostruzioni ecc) o una respirazione tramite pallone dotato di mascherina, un afflusso costante e sufficientemente buono di sangue al cervello. Dopo 4 minuti di assenza di ossigeno al cervello si va incontro a danni cerebrali in molti casi reversibili, dai 6 minuti di ipossia in poi i danni diventano irreversibili e possono provocare deficit motori, lessici, o influire pesantemente sullo stato della coscienza stessa della persona, le vittime in stato vegetativo ne sono un esempio.

Una defibrillazione non va mai effettuata se il paziente si trova in una situazione dove vi è acqua in abbondanza, per esempio se si trova sopra una pozza, o se la vittima risulta bagnata. Un corpo bagnato provoca una dispersione della carica in zone dove non serve attenuando di molto l'effetto sul cuore, in questi casi si deve trasportare la vittima (sempre se il suo spostamento non generi un pericolo) in un luogo asciutto, se necessario dobbiamo spogliare il malcapitato tentando di asciugarlo quanto meglio sia possibile.

Cenni storici

Nel lontano 1947 il chirurgo statunitense Claude S.Beck realizzò il prototipo sperimentale di defibrillatore, presso i laboratori della Università di Cleveland e riuscì a salvare la vita ad un ragazzo colpito da una fibrillazione ventricolare.[1] La sua apparecchiatura era pesante, ingombrante e poco mobile, funzionava in corrente alternata e necessitava l'utilizzo di un trasformatore per aumentare la tensione fino a 1000 volt. I medici applicarono gli elettrodi direttamente sui ventricoli. Da quel momento il dispositivo venne diffuso in tutte le sale operatorie di tutto il mondo.

Nel 1956 Paul M.Zoll della Harvard Medical School, evidenziò che la defibrillazione potesse riuscire anche con il torace chiuso. Quattro anni dopo, sempre negli Stati Uniti, vennero introdotti i primi dispositivi funzionanti con la corrente continua, che sembrarono immediatamente persino più efficaci, in quanto causavano meno complicazioni (blocchi e ritmi). Nel 1966, in Irlanda del Nord, due intraprendenti medici cardiologi idearono la prima unità mobile di terapia intensiva, utilizzante un dispositivo alimentato da due batterie da 12 volt.[1]

Fino agli anni settanta l'apparecchiatura erano manuali, ossia l'operatore doveva interpretare lo stato del paziente, tramite un oscilloscopio ed impostare lo shock.
Nel decennio successivo, furono inventati i defibrillatori intelligenti, muniti di un programma capace di operare in automatico e di istruire l'operatore, grazie ad un sistema di sintesi vocale. Questa innovazione ha consentito un utilizzo su larga scala (oltre 250 mila solo negli Stati Uniti nel 1998) di queste apparecchiature.

Negli anni ottanta furono introdotti i primi esemplari di defibrillatori impiantabili all'interno del corpo umano, del peso di 300 grammi e grandi come una radiolina portatile, inseriti in una tasca della pelle addominale.[1] In caso di fibrillazione l'apparecchio era in grado di effettuare una scarica di 34 joule. L'evoluzione tecnologica permanente ha consentito una continua miglioria di questi dispositivi.

Note

  1. ^ a b c "La defibrillazione", di Mickey S.Eisenberg, pubbl. su "Le Scienze", num.360, agosto 1998, pag.70-75

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Manovra di Heimlich

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La manovra di Heimlich

La manovra di Heimlich è una tecnica di primo soccorso per rimuovere un'ostruzione delle vie aeree. Costituisce un'efficace misura per risolvere in modo rapido molti casi di soffocamento.

La manovra prende il nome da Henry Heimlich, che per primo la descrisse nel 1974. Tuttavia, Edward A. Patrick ha affermato di aver avuto un ruolo, non riconosciuto, nello sviluppo della manovra.

Le nuove linee guida seguite per i corsi di primo soccorso hanno ridimensionato l'importanza di tale manovra, denominata nella manualistica delle principali associazioni volontaristiche come serie di spinte addominali. L'utilizzo di tale manovra, solo nelle persone coscienti, è previsto alternando 5 colpi alla schiena con 5 spinte addominali.

Indice

Esecuzione della manovra di Heimlich

In breve, una persona esegue la manovra di Heimlich utilizzando le mani per esercitare una pressione sotto il diaframma. Ciò provoca anche la compressione dei polmoni e a sua volta esercita una pressione su qualsiasi oggetto si trovi nella trachea, con lo scopo di provocarne l'espulsione. In sostanza ciò rappresenta un potente e artificiale colpo di tosse. (Dal momento che la vittima del soffocamento ha un'ostruzione alle vie aeree, non riuscendo a riempire i polmoni, non ha nemmeno la possibilità di tossire da sola.)

Segni e sintomi di soffocamento

  • La persona non riesce a parlare o strillare.
  • Il viso della persona diventa blu (cianotica) per mancanza di ossigeno (anossia).
  • La persona porta disperatamente le mani alla gola (segno universale di soffocamento).
  • La persona ha una tosse molto debole e la respirazione difficoltosa che produce un rumore acuto.
  • La persona perde conoscenza.

Su una persona in piedi o seduta

La persona che pratica la manovra di Heimlich si trova in piedi dietro la vittima, la cinge con le braccia intorno ai fianchi, sotto le braccia. Una mano è piegata con il pugno chiuso e viene posizionata con la parte del pollice appiattita contro l'addome, sotto le costole e sopra l'ombelico. L'altra mano afferra il pugno e provoca una serie di spinte verso l'alto finché l'oggetto che ostruisce le vie aeree non viene espulso. Le spinte non devono mai comprimere o stringere la gabbia toracica.
Le nuove linee guida di European Resuscitation Council prevedono che vengano alternati 5 colpi dorsali e 5 compressioni sottodiaframmatiche.

Su sé stessi

È possibile praticare la manovra di Heimlich anche su se stessi, utilizzando la stessa procedura descritta in precedenza. Una mano è chiusa a pugno e collocata contro il proprio addome mentre l'altra l'afferra e la spinge verso l'alto con una serie di spinte finché non si liberano le vie aeree.

È anche possibile praticare la manovra di Heimlich su se stessi piegandosi con la parte alta dell'addome contro un oggetto fisso (per esempio una spalliera di una sedia) e spingendo ripetutamente col proprio corpo verso il basso fino a che l'oggetto non facilita l'espulsione dell'ostruzione.

Su una persona priva di coscienza

Se la vittima è priva di coscienza, supina, o troppo obesa per poter effettuare la manovra con le braccia intorno come descritto, il soccorritore si mette a cavalcioni sopra le gambe e posiziona il palmo di una mano contro l'addome della vittima mentre l'altra mano copre la prima e, come già illustrato nei punti precedenti, provoca una serie di spinte finché le vie aeree non vengono liberate.
Le nuove linee guida di European Resuscitation Council non prevedono che un soccorritore generico pratichi la manovra di Heimlich su una persona priva di coscienza, limitandosi alla procedura di rianimazione cardiopolmonare.

Su un neonato

Se il neonato è cosciente si applicano 5 colpi interscapolari a 5 compressioni toraciche sullo stesso punto in cui si pratica il massaggio cardiaco esterno (subito sotto la linea intermammillare). Non si esegue la manovra di Heimlich come tale su un lattante. Allorché il lattante diventa incosciente, viene posto supino su piano rigido e si chiama il 118. Il soccorritore allinea, scopre il torace, effettua 5 ventilazioni di soccorso, allineando ogni volta il capo in posizione neutra. Effettuate le 5 ventilazioni, senza altre valutazioni, inizia la rianimazione cardiopolmonare e andrà avanti con il protocollo di rianimazione per il primo minuto richiamando il 118. Poi prosegue fino a che la vittima non si disostruisce, fino all'arrivo dei soccorsi avanzati, fino a esaurimento fisico del soccorritore.

Dopo aver liberato le vie aeree

Dopo aver liberato le vie aeree, per mezzo dell'espulsione dell'oggetto o dei liquidi che le ostruivano, è comunque possibile, specialmente se la vittima ha perso conoscenza, che la respirazione non riprenda spontaneamente. Continuare la manovra di Heimlich non fa riprendere la respirazione. In questo caso, dal momento che è possibile un arresto cardiocircolatorio, la respirazione artificiale o la rianimazione cardiopolmonare dovranno essere utilizzate secondo la necessità.

Il supporto del medico è sempre necessario dopo la manovra di Heimlich:

  • se la persona riesce a respirare di nuovo: è opportuno un controllo medico per escludere eventuali possibili traumi secondari;
  • se la persona non respira: è indispensabile una chiamata di emergenza che deve essere effettuata - se il soccorritore si trova da solo con l'infortunato - non prima del termine del primo ciclo di insufflazioni e compressioni.

Voci correlate

Collegamenti esterni


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Shock

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Shock o Collasso cardiocircolatorio
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Malattia rara
Codici di esenzione
SSN italiano{{{RaraIT}}}
Classificazione e risorse esterne
ICD-9-CM(EN) 785
ICD-10(EN) R57
Sinonimi
Eponimi

Lo shock o choc è, qualunque ne sia l'origine, un'alterazione del metabolismo cellulare secondario ad una ridotta irrorazione sanguigna. Lo shock è un grave stato patologico, caratterizzato da un'ipoperfusione tissutale sistemica, a seguito di una grave ipotensione.

Lo shock insorge in modo acuto per esempio in seguito ad emorragie imponenti, traumi, ustioni estese e si manifesta nella maggior parte dei casi con la caduta della pressione arteriosa del sangue. Poiché questa è funzione sia del volume del sangue circolante, sia del diametro dei vasi sanguigni, sia della spinta derivante dalla contrazione del cuore, anche uno solo di questi fattori può provocarne l'inizio, ed in molti casi innescare una situazione di peggioramento progressivo ed inarrestabile che può provocare la morte.

Dato che la pressione arteriosa (PA) è data dalla gittata cardiaca (GC) e dalle resistenze periferiche totali (RPT) secondo la formula:

PA = GCxRPT

un'ipotensione talmente grave da causare shock si può avere in tre casi:

  1. calo della gittata cardiaca;
  2. calo delle resistenze periferiche totali.
  3. calo della volemia.


La definizione e la descrizione date, in realtà, sono relative a quello che in medicina è considerato lo "shock" per antonomasia; tuttavia il termine "shock" è utilizzato anche con altri significati, i principali dei quali sono:

  • Condizione di grave compromissione della coscienza e di altre facoltà mentali a seguito di una stimolazione psicologica molto intensa.
  • Condizione di stress improvviso e molto intenso (es. "shock termico", "shock osmotico").

Indice

Tipi di shock

Diminuzione della gittata cardiaca

Diminuzione delle resistenze periferiche totali

Fasi di sviluppo dello shock

  1. fase iniziale: formazione di una lieve depressione delle attività cardiocircolatorie
  2. fase compensatoria: la depressione cardiocircolatoria si aggrava e vengono messi in atto meccanismi di compenso
  3. fase di progressione: il compenso diviene inefficace e il deficit di apporto ematico agli organi vitali provoca gravi squilibri fisiopatologici
  4. fase di irreversibilità: lo shock porta alla morte.


Sintomatologia

Ipotensione, tachicardia, oliguria-anuria, ipotermia, pallore, debolezza, acidosi metabolica, confusione mentale, febbre-brividi (shock settico).

Posizione antishock

La posizione antishock, o posizione di Trendelemburg si realizza ponendo l'infortunato disteso al suolo, in posizione supina, inclinato di circa 30° con il capo a terra senza cuscino, con il bacino leggermente rialzato (per esempio con un cuscino) e gli arti inferiori sollevati. Tale posizione permette al sangue di ritornare più facilmente al cuore, che fatica meno per irrorare il cervello diminuendo quindi il rischio di anossia cerebrale.

La posizione antishock non deve essere utilizzata in caso di trauma cranico o alla colonna vertebrale o di fratture agli arti inferiori. Anche in caso di sospetto infarto del miocardio, sarà l'infortunato a preferire una posizione favorevole, detta posizione antalgica.



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Folgorazione

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Segnale di pericolo per la presenza di tensione elettrica pericolosa

La folgorazione o elettrocuzione, volgarmente detta anche scossa, è l'attraversamento del corpo umano da parte di corrente elettrica. In medicina, il termine è usato in particolare con riferimento agli effetti patologici di tale fenomeno.

Indice

Accenni di elettrofisiologia

L'organismo animale è costituito da cellule al cui interno è presente una soluzione acquosa salina e da una matrice extracellulare che riempie gli spazi tra cellula e cellula, anch'essa assimilabile ad una soluzione salina. I sali presenti in queste soluzioni sono in forma di ioni: Na+, K+, Cl- ecc.

Questi ioni sono presenti in concentrazione differente tra l'interno della cellula (maggiore concentrazione di K+) e l'ambiente extracellulare (maggiore concentrazione di Na+), e poiché questo comporta una differenza nella quantità di cariche positive e negative, si viene a creare una differenza di potenziale elettrica tra l'interno e l'esterno delle cellule, denominato potenziale di riposo. Nei mammiferi questa differenza di tensione è pari a circa -70mV (negativa all'interno della cellula rispetto al potenziale esterno).

Se ad una cellula viene applicata per un istante una differenza di potenziale inversa a quella di riposo si ha un aumento del passaggio di ioni sodio verso l'interno, che porta ad un annullamento del potenziale indotto ed una successiva inversione. Il fenomeno, noto come potenziale d'azione, si manifesta se il potenziale applicato supera una soglia di eccitabilità che diminuisce con l'aumentare del tempo di applicazione. Questo meccanismo è alla base della propagazione del segnale nervoso, della percezione degli stimoli e della contrazione muscolare.

Alla luce di quanto detto si può capire come l'applicazione di una corrente elettrica ha l'effetto di interferire con i potenziali d'azione delle cellule nervose e muscolari alterando la trasmissione nervosa e inducendo la trasmissione ai muscoli di falsi stimoli di contrazione.

Impedenza del corpo, tensione e corrente

Dal punto di vista circuitale un corpo umano sottoposto a differenza di potenziale elettrico è visto come una impedenza, il cui valore varia in funzione del soggetto (varianza nella popolazione, bambini o adulti), delle condizioni della pelle (secca, bagnata, sudata) e dalla frequenza della tensione applicata.

In conseguenza della legge di Ohm, la corrente circolante attraverso l'impedenza rappresentata dal corpo è direttamente proporzionale alla tensione applicata. Poiché gli effetti termici e biologici sono determinati essenzialmente dall'intensità di corrente, si ha che la tensione elettrica non è un indice diretto della pericolosità dell'elettricità. Una sorgente di tensione elevata ma con limitata riserva di carica oppure impedenza elevata può non costituire un pericolo. È il caso delle scosse elettriche subite a volte scendendo da una automobile quando l'aria è secca, in cui la carica accumulata può raggiungere decine di migliaia di volt.

Soglie di pericolosità

I limiti di corrente (alternata industriale) da considerare sono:

  • inferiore a 0,5 mA (soglia di percezione): non si ha alcun danno e percezioni dolorose per tempi indefiniti
  • fino a 10 mA (limite di rilascio): non si hanno effetti pericolosi oltre alla percezione dolorosa, ed è possibile rilasciare la muscolatura;
  • 10-500 mA: non si è in grado di rilasciare i muscoli contratti dalla corrente (tetanizzazione) e la pericolosità della scarica è in funzione del tempo di applicazione;
  • >500 mA: intensità pericolosa per qualunque durata temporale.

In corrente continua i predetti valori vanno corretti rispettivamente a: 2, 40 e 500 mA.

Sebbene la pericolosità di uno shock elettrico è definita dall'intensità della corrente elettrica, ai fini pratici si preferisce definire soglie di tensione di rischio. In base alla norma tecnica IEC 60479-1 la soglia di tensione minima considerata pericolosa è di 50 V in corrente alternata e 120 V in corrente continua

Per tensioni minori, in base alla legge di Ohm l'impedenza del corpo umano non permette il passaggio di una intensità di corrente pericolosa.

Per confronto la distribuzione dell'energia elettrica per uso domestico avviene a tensioni di 230 V AC in Italia, Europa e altre parti del mondo, ed a 120 V negli Stati Uniti, in Giappone e altre nazioni, ben al di sopra quindi della soglia di pericolosità.

Corrente alternata e corrente continua

L'effetto della corrente elettrica sull'organismo cambia drasticamente se la corrente è continua o alternata e in questo secondo caso anche in funzione della frequenza. Nel XIX secolo lo scontro tra i sostenitori della corrente continua (tra cui Thomas Alva Edison) e della corrente alternata (tra cui Nikola Tesla), cosiddetta guerra delle correnti, verteva anche sulla differente pericolosità intrinseca. La conclusione del dibattito è che la corrente alternata alle frequenze industriali adottate di 50 e 60 Hz costituisce un pericolo maggiore in quanto è in grado di indurre spasmi muscolari e fibrillazione cardiaca.

Gli effetti neuroeccitanti (causa di contrazioni e percezione della scossa) della corrente continua sono inferiori poiché le cellule sottoposte ad uno stimolo continuo manifestano un effetto di accomodamento, per cui la soglia di eccitabilità aumenta con il tempo

Effetti biologici

In base al variare dei parametri descritti l'effetto dell'elettricità sul corpo umano può essere molto variabile. In generale gli effetti biologici diretti indotti dalla corrente elettrica sono principalmente dovuti a contrazioni muscolari involontarie (spasmi) ed effetti termici. Particolarmente determinante è il percorso seguito dalla corrente elettrica nell'attraversare il corpo. Se il contatto si ha, come avviene spesso, tra mano e piede, la regione cardiaca è parzialmente investita, se invece il contatto è tra mano e mano il flusso di corrente che interessa il torace è molto maggiore. In alcuni casi il passaggio di corrente interessa solamente regioni periferiche del corpo, per esempio mano-avambraccio, causando danni anche gravi ma limitati a tale regione.

La scarica ad alta tensione di un fulmine tende a scorrere sulla superficie del corpo (per via dell'effetto pelle) ed a provocare arresto respiratorio. Nel caso di una folgorazione da corrente industriale invece il danno maggiore è a carico degli organi interni e il pericolo più grave è rappresentato dall'arresto cardiaco.

Contrazione muscolare, blocco respiratorio e fibrillazione cardiaca

Per correnti a frequenza industriale (50/60Hz) con correnti di alcune decine di milliampere si hanno spasmi muscolari sui muscoli scheletrici, sui muscoli della respirazione e sul cuore. La contrazione muscolare involontaria della mano indotta dall'elettricità può impedire di rilasciare il conduttore se questo è stato afferrato nel palmo della mano.

Se una corrente intorno ai 50 mA in corrente alternata attraversa il torace, è in grado di indurre spasmi sul muscolo cardiaco (fibrillazione). In corrente continua l'intensità necessaria sale a 300-500 mA. Paradossalmente, correnti di 200 mA CA e oltre possono prevenire la fibrillazione per effetto delle contrazioni prodotte nei muscoli circostanti il cuore, provocando una paralisi fissa. In entrambi i casi l'azione di pompaggio è pregiudicata, con esiti letali se non si ripristina la funzionalità cardiaca in tempi brevi.

Correnti elettriche a frequenze molto elevate, da migliaia di hertz in su, non sono in grado di provocare spasmi e quindi arresto cardiaco o respiratorio, e l'effetto termico diventa l'unico rilevante.

Effetti termici

La corrente elettrica che fluisce nel corpo genera calore per effetto Joule e può provocare ustioni gravi e profonde.

Effetti neurologici

L'interessamento della testa può avere conseguenze a livello neurologico che spaziano da una temporanea perdita di coscienza a danni neurologici permanenti.

Traumi indiretti

Lo sviluppo di un arco elettrico in seguito ad un guasto può rappresentare un pericolo a causa dell'elevato calore generato, l'esplosione dell'aria rapidamente riscaldata, dalla vaporizzazione di metalli e dall'intensa emissione di raggi ultravioletti. I danni prodotti all'organismo sono di tipo termico (ustioni) e meccanico (fratture, danni agli organi interni). La contrazione muscolare involontaria può provocare movimenti bruschi e pericolosi, cadute e altri incidenti.

Soccorso di un soggetto folgorato

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Soccorso vitale al traumatizzato.

Nota importante: nel prestare soccorso ad una vittima di folgorazione è fondamentale assicurarsi di avere interrotto l'energia elettrica staccando la spina o l'interruttore generale per evitare di diventare una seconda vittima. Nel caso questo non sia attuabile, si deve isolare la vittima dal conduttore con un mezzo isolante. Se per esempio il soggetto è in contatto elettrico con un asciugacapelli, cercare di allontanare l'apparecchio per mezzo di manico di scopa in legno. Non toccare l'infortunato se non si è certi di avere eliminato la sorgente elettrica. Nel toccare una prima volta il soggetto non afferrarlo subito con il palmo della mano, piuttosto toccarlo con il dorso delle dita. Se una tensione pericolosa è presente, la chiusura involontaria della mano provoca l'immediato allontanamento delle dita.

Il quadro patologico che deve essere affrontato in caso di pronto soccorso verso un soggetto vittima di folgorazione comprende:

  • Arresto cardiaco
  • Blocco respiratorio
  • Ustioni
  • Danni neurologici
  • Traumi indiretti dovuti a cadute o movimenti incontrollati dei muscoli

Il comportamento da seguire è il seguente:

  • Per prima cosa chiamare il soccorso sanitario (118) segnalando il tipo di infortunio accaduto, il luogo esatto dove è avvenuto e lo stato del paziente.
  • Verificare che non sussistano ulteriori pericoli oltre alla già citata disconnessione dell'energia elettrica.
  • Determinare lo stato della vittima: se cosciente o meno, se respira, se battito cardiaco regolare. Se necessario e solamente se si ha una adeguata formazione, effettuare la rianimazione cardiopolmonare. Evitare di muovere l'infortunato, non somministrare bevande o medicamenti, non applicare medicamenti alle eventuali ustioni.

Prevenzione

La prevenzione della folgorazione si basa su tecniche di protezione passive ed attive dal contatto con le parti soggette a tensione elettrica. Le protezioni passive implicano opportuni materiali isolanti, dispositivi per impedire il contatto con gli alveoli in tensione delle prese elettriche, definizione della classe di isolamento e la messa a terra. La principale protezione attiva è l'interruttore differenziale.

Applicazione deliberata di energia elettrica

Tortura e pena capitale

L'applicazione di energia elettrica è utilizzata come moderna forma di tortura. È particolarmente efficace perché consente di dosare con precisione l'intensità del dolore senza avere esiti letali. Inoltre in genere non lascia traccia di lesioni esterne sul corpo della vittima e rende più difficile dimostrare il crimine.

La folgorazione è usata come pena capitale, la cosiddetta sedia elettrica. Sebbene questo utilizzo sia in declino in quanto ritenuto inumano, è ancora legalmente utilizzato in alcuni stati degli Stati Uniti.

Terapia medica

Una scarica elettrica opportunamente calcolata, applicata attraverso il cervello in particolari condizioni, è alla base della terapia elettroconvulsivante (elettroshock). La controversa tecnica è impiegata nel trattamento di alcuni disturbi neurologici.

Come una scarica elettrica può indurre fibrillazione, può altrettanto efficacemente interrompere una fibrillazione già in atto. La tecnica è largamente usata per il trattamento d'urgenza dell'arresto cardiaco per mezzo di appositi apparecchi medici detti defibrillatori.

L'elettrobisturi sfrutta la peculiarità che una corrente elettrica di frequenza elevata non ha effetti sulla muscolatura ma produce esclusivamente effetti di natura termica, in questo caso sfruttati per tagliare e coagulare.

Bibliografia

  • IEC 60479-1, Effects of current on human beings and livestock - Part 1: General aspects, IV edizione, 2005. [1]

Collegamenti esterni


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Infarto

 

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Infarto miocardico acuto
AMI scheme.png
Raffigurazione schematica di un infarto per occlusione dell'arteria interventricolare anteriore, uno dei due rami dell'arteria coronarica sinistra.
Malattia rara
Codici di esenzione
SSN italiano{{{RaraIT}}}
Classificazione e risorse esterne
ICD-9-CM(EN) 410
ICD-10(EN) I21-I22
Sinonimi
Eponimi

Con la locuzione infarto del miocardio (IMA[1]) si intende la sindrome coronarica acuta dovuta all'ostruzione di una arteria coronaria a seguito della fissurazione del cappuccio fibroso di una placca ateromatosa con formazione di un trombo occludente e conseguente necrosi del tessuto miocardico.

Indice

Classificazione

L'infarto del miocardio è una sindrome coronarica acuta. In questo senso, l'infarto viene descritto come sindrome coronarica acuta caratterizzata dalla presenza della troponina(proteina miofibrillare del muscolo scheletrico)in quanto in corso di necrosi viene liberata e della presenza dell'enzima CK-MB,cioè specifico per l'infarto del miocardio. In questa categoria viene suddivisa in infarto miocardico con sovraslivellamento del tratto ST (STEMI) e infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI).

Epidemiologia

L'incidenza mostra grandi variazioni geografiche: <100/100.000/ anno in Giappone[senza fonte], cioè 100 casi per ogni 100.000 abitanti, tra i 100-200 nei paesi mediterranei, circa 300 in Germania, America settentrionale, Paesi Bassi, Polonia, 300-400 in Danimarca e Scandinavia, 400-500 in Irlanda, Inghilterra e in Ungheria, più di 500 in Irlanda del Nord, Scozia, Finlandia.
Rapporto maschi/femmine: 2 a 1.

Eziopatogenesi

Aterosclerosi con numerosi fattori di rischio.

1) Fattori predisponenti non influenzabili sono

  • predisposizione familiare;
  • età;
  • sesso maschile;

2) Fattori di rischio di primo ordine

3) Fattori di rischio di secondo ordine

Se sono presenti due fattori di primo ordine, il rischio di sviluppare una coronaropatia si quadruplica. Se sono presenti tre fattori di primo ordine, il rischio aumenta di 10 volte.

Nell'infarto al di sotto dei 30 anni possono rilevarsi:

Fattori scatenanti:

  • sforzi violenti, stress con grandi variazioni della pressione arteriosa
  • angina instabile (rischio di infarto del 20%)
  • ritmi circadiani: il 40% di tutti gli infarti avvengono al mattino tra le 6 e le 12, probabilmente in seguito al picco cortisolico.

Cause infrequenti

Nonostante la malattia ateromatosa sia alla base della maggior parte degli infarti, esistono determinate condizioni patologiche che portano all' infarto in assenza di placche aterosclerotiche od ostruzioni evidenti dei vasi coronarici. Tra queste ne ricordiamo due in particolare: l'angina variante (dovuta a spasmi delle arterie coronarie subepicardiche che, se protratti nel tempo, possono portare a IMA) e la malattia microvascolare, detta anche sindrome X, la cui eziologia e fisiopatologia è molto poco conosciuta. Si crede sia dovuta a degli squilibri metabolici a livello del microcircolo cardiaco che portano all'alterazione e conseguente degenerazione delle strutture capillari. Attualmente è in corso di studio una possibile concausa all'aterosclerosi di natura infettiva (infezione persistente di Chlamydophila pneumoniae?).

Profilo diagnostico

Anamnesi

Il dolore, ove presente, è tipicamente localizzato alla regione retrosternale, cioè al centro del petto. Esso tende ad irradiarsi tipicamente verso la spalla e l'arto superiore sinistro, benché sia possibile l'irradiazione cervicale ovvero alla scapola sinistra. Nel caso di infarto miocardico di tipo inferiore (o "diaframmatico") il dolore insorge in regione epigastrica e può essere confuso con un dolore addominale di origine non cardiaca. L'intensità del dolore è in genere molto forte, di tipo costrittivo o a volte di tipo trafittivo, sovente accompagnato da una sudorazione fredda, ad un senso imminente di morte, ad una profonda astenia, e più di rado a nausea e vomito. Differentemente dall'angina stabile, il dolore provocato dall'infarto miocardico dura più di 30 minuti e non è alleviato né dal riposo, né dall'assunzione di farmaci come l'isosorbide dinitrato o la trinitrina.

Esame obiettivo

In genere si riscontrano ipertensione e tachicardia in corso di infarto anteriore o laterale ed un'ipotensione associata a bradicardia in quelli inferiori.[2]. All'auscoltazione è possibile apprezzare una riduzione d'intensità del 1° tono, accompagnata talora da uno sdoppiamento paradosso del 2°tono; un soffio meso- telesistolico, di nuova insorgenza, può identificare un'insufficienza mitralica acuta dovuta ad ischemia o necrosi dei muscoli papillari del ventricolo sinistro. Si può inoltre avere un ritmo di galoppo per la presenza di toni aggiunti (3° e/o 4° tono). Sfregamenti epicardici possono essere auscultabili nei giorni seguenti, in caso di necrosi subepicardica e conseguente pericardite epistenocardica.

Quadro ECG di un infarto del miocardio. L'elevazione del tratto ST è ben evidente nelle derivazioni precordiali V2, V3, V4 e dalla derivazione unipolare aVL. Tali alterazioni testimoniano una corrente di lesione generata da un infarto della superficie anteriore del ventricolo sinistro. Tale reperto è confermato dal sottoslivellamento del tratto ST in DII e in DIII. Da quadro ECG sono evidenziati anche la tachicardia (circa 110 bpm) e un blocco di branca sinistro (del fascicolo anteriore).

Elettrocardiogramma

L'ECG nelle prime 24 ore dopo un infarto può essere completamente silente.
Esso comunque contribuisce a fornire indicazioni sulla sede, estensione e durata dell'infarto.

Segni diretti d'infarto (nel caso di ST-elevation myocardial infarction)

  1. Stadio acuto: breve elevazione dell'onda T, sopraslivellamento del tratto ST, onda T en dôme o onda di Pardee.
  2. Stadio intermedio: obliquazione e normalizzazione del segmento ST; scomparsa dell'onda R che viene sostituita da un complesso QS o un'onda Q (di ampiezza >1/4 dell'onda R e durata >0,04 sec); negativizzazione di T.
  3. Stadio cronico: progressiva normalizzazione dell'onda T; una piccola R può riapparire; l'onda Q si mantiene stabile, nella maggioranza dei casi, per tutta la vita. Un'elevazione del tratto ST che perduri oltre 6 mesi può indicare lo sviluppo di un aneurisma ventricolare I25.3.

Un blocco di branca sinistra (BBS) precedente, può mascherare le modificazioni dell'ECG tipiche dell'infarto.

Nell'infarto non Q non è presente l'onda Q, pur riscontrandosi le alterazioni del tratto ST e dell'onda T.

Laboratorio

In laboratorio si individua un'elevazione di

  • Mioglobina. Un'elevazione isolata non prova un infarto, potendo, delle lesioni muscolari periferiche, provocare una medesima elevazione del metabolita. È un marcatore molto precoce di infarto del miocardio, molto sensibile ma anche aspecifico
  • Troponina I e T. Sono indici molto sensibili e specifici del muscolo cardiaco. Iniziano a elevarsi 3 ore dopo l'inizio dell'infarto, raggiungendo il massimo alla 20a ora. Si normalizzano in 1-2 settimane.
  • Enzimi. In ordine di specificità:
Inizio (h)Picco (h)Normalizzazione (g)
CK-MB4 - 812 - 182 - 3
CK totali4 - 816 - 363 - 6
GOT4 - 816 - 483 - 6
LDH6 - 1224 - 607 - 15
alfaHBDH (LDH1)6 - 1230 - 7210 - 20

Un rapporto CK/GOT inferiore a 10 sostiene l'ipotesi di infarto miocardico, mentre è superiore negli insulti del muscolo periferico. Un'elevazione simultanea della GPT gioca un ruolo nella diagnostica epatica (o una stasi epatica nello scompenso cardiaco destro).
Un rapporto LDH/HBDH <1,3 si osserva non solo nell'infarto cardiaco ma anche nell'emolisi.

Clinica

  • Dolore anginoso Il quadro tipico dell'infarto si presenta come un dolore al torace (il dolore è riferito in modo vario, es. come una pinza che stringe, una pietra che opprime..) e irraggiato al braccio sinistro. Tuttavia esistono molte variazioni, anche se meno frequenti: ad esempio, l'irraggiamento può essere verso l'alto (dolore al collo, ai denti o addirittura alla testa) a entrambe le braccia, al braccio destro o alla bocca dello stomaco. Il dolore può essere epigastrico, soprattutto nell'infarto posteriore. Molti pazienti riferiscono il dolore come accompagnato da sensazione di morte imminente.

Tipicamente questi sintomi sono intensi, prolungati, non influenzati dal riposo o dai derivati nitrati. Vi sono però infarti che si presentano in modo attenuato. I sintomi tipici dell' infarto miocardico acuto sono presenti nell'80% dei casi, in quanto il 15-20% degli infarti è asintomatico, soprattutto nei diabetici e negli anziani).

  • Affaticamento, debolezza, angoscia, sintomi vagali (sudorazione, nausea, vomito), eventualmente febbricola
  • Aritmie nel 95% dei casi, soprattutto fibrillazioni ventricolari.
  • Spesso caduta della pressione arteriosa, ma in caso di stimolazione simpatica, la pressione può essere normale e financo leggermente elevata.
  • Il polso è normale, ma può essere rapido, o lento.
  • Segni di insufficienza cardiaca o di scompenso (1/3 dei pazienti): dispnea, ronchi alle basi polmonari, eventualmente edema polmonare.
  • Nei più anziani, segni di problemi di perfusione cerebrale, come confusione mentale.

Evoluzione

  1. Stadio della necrosi: dura 48h, le più pericolose.
    Compaiono problemi del ritmo nel 95-100% dei casi, a buona prognosi. Per contro, una fibrillazione ventricolare intercorrente da 1 a 6 settimane dopo l'infarto peggiora la prognosi con una mortalità dell'80%.
    Insufficienza cardiaca in 1/3 dei pazienti.
  2. Stadio della cicatrizzazione (30-50 giorni):
    aneurisma ventricolare I25.3 nel 20%
    tromboembolia
    pericardite post infarto, sindrome di Dressler I24.1 da 1 a 6 settimane dopo l'infarto
    aritmie.
  3. Stadio della riabilitazione
    mobilizzazione precoce
    educazione igenicodietetica
    diminuzione dell'ansia.
  4. Stadio della prevenzione delle recidive
    abolizione tabacco
    ottimizzazione terapia diabetica
    miglioramento pressione arteriosa
    miglioramento profilo lipidico
    la dieta mediterranea diminuisce la mortalità del 50% secondo quanto rilevato dallo studio LYON dell'AHA.

Circa il 50% dei pazienti colpiti da infarto muore prima di arrivare in ospedale. Dal 10 al 20% muoiono in ospedale.

La mortalità intra-ospedaliera e a lungo termine è aumentata proporzionalmente all'aggravarsi dell'insufficienza cardiaca. Secondo la classificazione di Killip

  1. senza insufficienza sinistra: mortalità <5%
  2. insufficienza sinistra moderata con rantoli umidi alle basi polmonari: mortalità fino a 20%
  3. edema polmonare: mortalità <40%
  4. shock cardiogeno R57.0: mortalità 90%


Nel post-infarto miocardico acuto la la sensibilità barorecettoriale è compromessa e la sua valutazione rappresenta un ottimo indice prognostico: i pazienti con marcata riduzione di questa sensibilità hanno una prognosi peggiore caratterizzata da aumentato rischio di fibrillazione ventricolare.[3]

Trattamento

  • Misure di trattamento preospedaliero

La terapia preospedaliera di un sospetto IMA si basa su 4 principi, sintetizzati dall'acronimo MANO:
Morfina cloridrato: trova impiego contro il dolore anginoso che non si risolve con nitrati; il dosaggio se il pz. non è ipoteso o a rischio di ipovolemia è di 2-4 mg IV ripetibili
Ossigeno viene somministrato in maschera o in sonda nasale a 4l/min al fine di mantenere la SpO2 > 90%
Nitrati vengono utilizzati solitamente sotto forma sublinguale, come l'isosorbide dinitrato 5mg o la nitroglicerina 5mg ripetibili. Il loro scopo è quello di ridurre il ritorno venoso (agiscono principalmente sulle grosse vene) al fine di ridurre il precarico del ventricolo sinistro, diminuendo pertanto il lavoro e quindi la richiesta di ossigeno da parte del miocardio. Il loro effetto dilatatorio sulle coronarie è sfruttato invece nei casi di vasospasmo che si verificano nell'angina variante.
Aspirina viene utilizzata in dosi che vanno dai 150 ai 300 mg e la sua utilità si basa sull'effetto antiaggregante piastrinico. È importante segnalare la somministrazione di aspirina in sede preospedaliera con una nota da inviare con il paziente.

  • Riperfusione

Nitrati per via orale, eventualmente con pompa a perfusione.
Angioplastica nell'immediato con o senza trombolisi intracoronarica.

  • Prevenzione di nuove trombosi

L'ASA nell'immediato diminuisce la mortalità di più del 20%.
Eparina 5000 Ui endovena.

  • Trattamento delle complicazioni

Betabloccanti diminuiscono il rischio di fibrillazione ventricolare e riducono l'ospedalizzazione.
Eliminazione dei fattori di rischio (grassi, sale, alcool). Secondo lo studio GRIPS:
- rischio di reinfarto a 5 anni del 50% in caso di LDLemia > 160 mg/dl,
- rischio a 5 anni del 100% se LDLemia > 190.

Oltre al trattamento farmacologico, questa tecnica, con o senza l'impiego di stent, sta diventando sempre più la terapia di prima scelta nel trattamento dell'infarto acuto.

Con questa tecnica è possibile aspirare il trombo, ossia il materiale (solitamente molle) che ha causato l'ostruzione dell'arteria.

Riabilitazione

La riabilitazione cardiologica complessiva è strettamente raccomandata per i pazienti post-infartuati dopo stabilizzazione clinica. Evidenze scientifiche di tipo A dimostrano miglioramento della tolleranza allo sforzo con innalzamento della soglia ischemica e riduzione dei sintomi, mentre evidenze di tipo B sottolineano miglioramenti del profilo di rischio cardiovascolare, dello stile di vita e del benessere psicosociale nonché una riduzione della mortalità (attribuibile solo in parte all'esercizio fisico).

Queste evidenze hanno portato, nel corso degli anni, alla definizione di linee guida da parte delle associazioni cardiologiche di tutto il mondo e anche in Italia, da parte dell'Istituto Superiore di Sanità[4], le quali suggeriscono programmi di mobilizzazione precoce e di educazione alla salute seguito, alla dimissione, da un programma di training fisico e da un supporto per le modificazioni dello stile di vita.

Ottimizzare la terapia, informare il paziente e migliorare l'aderenza alle prescrizioni farmacologiche e non rappresentano il primo passo. La prevenzione secondaria sarà rivolta alla riduzione dei fattori di rischio modificabili. Il training fisico sarà impostato sulla base della valutazione funzionale del paziente, solitamente effettuata tramite un test da sforzo al cicloergometro o al treadmill circa 2-3 settimane dopo l'evento acuto. Il test ergospirometrico, con valutazione della soglia anaerobica e del picco di VO2, potrebbe essere limitato a quei pazienti con disfunzione del ventricolo sinistro. In tutti i pazienti le cointroindicazioni all'allenamento fisco dovranno essere valute e i programmi di attività, solitamente basati su programmi di endurance o di interval training, dovranno essere individualizzati in termini di modalità, frequenza e intensità.

Un buon programma riabilitativo prevede il proseguimento di un training autogestito per tutta la vita, per mantenere i risultati ottenuti (valutabili con un ulteriore test da sforzo alla fine del trattamento sotto osservazione) e scongiurare il rischio di reinfarto.

Note

  1. ^ Infarto Miocardico Acuto
  2. ^ Harrison, Infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST - cap. 228 in Principi di Medicina Interna (16a edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006. 1636 ISBN 978 88 386 3929-6
  3. ^ *La Rovere MT e altri. The ATRAMI study (Autonomic Tone and Reflexes Afeter Myocardial Infarction). Baroreflex sensivity and heart rate variability in prediction of total cardiac mortality after myocardial infarction. Lancet, 1998.
  4. ^ Linee guida nazionali su cardiologia riabilitativa - Cap 5.1, Pazienti dopo infarto del miocardio

Bibliografia

  • Carlo Gargiulo (Tom Smith), Prevenire una crisi cardiaca, Editori Riuniti, 2000.
  • Vincenzo Ceci e Livio Dei Cas - Riabilitazione del cardiopatico, Centro Scientifico Editore.

Collegamenti esterni

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